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Produzione

Piano di lavorazione: come organizzare le giornate di riprese

Come si costruisce un piano di lavorazione: chi lo fa, come si raggruppano le scene, come si stima una giornata e come si tiene insieme con budget e ODG.

1 settembre 2026 · 6 min di lettura

Il numero di giornate è il costo del film. Tutto il resto — troupe, noleggi, location, cestini — si moltiplica per quel numero. Il piano di lavorazione è il documento dove quel numero viene deciso.

Cos'è e chi lo fa

Il piano di lavorazione, PDL, è la mappa temporale delle riprese: quali scene si girano, in che giornata, in che ordine. Si costruisce dopo lo spoglio, perché servono le scene e i loro elementi, e prima del preventivo definitivo, perché è il piano a dire quante giornate si pagano.

Lo compilano il direttore di produzione e l'aiuto regista, sulle indicazioni del regista e del produttore. Quando le due funzioni coincidono in una persona sola, i due passaggi servono lo stesso: uno guarda i soldi e i vincoli, l'altro guarda cosa è girabile davvero in un giorno. Vale la pena farli in momenti diversi.

Il principio: si gira per location, non per storia

Ogni spostamento costa ore. Per questo le scene si raggruppano prima per location, poi per interno/esterno, poi per giorno/notte. Una scena di due righe girata in un posto dove non si torna più può costare quanto una sequenza intera, e il modo di evitarlo è girarla insieme a tutto il resto di quel posto, anche se nel film sta a quaranta minuti di distanza.

Questo vuol dire che si lavora fuori ordine, e che la continuità diventa un problema di qualcun altro: costumi e trucco devono sapere in che stato è il personaggio in ogni scena, non in ogni giornata.

Il cartellone, e perché esiste ancora

Lo strumento classico è il cartellone, lo stripboard: una striscia per scena, ognuna con numero, interno/esterno, luogo, giorno/notte, lunghezza in ottavi di pagina e attori coinvolti. Le strisce si spostano a mano finché l'ordine non regge, e una riga nera separa una giornata dall'altra.

Il colore della striscia codifica ambiente e momento della storia. La convenzione più diffusa è bianco per interno giorno, giallo per esterno giorno, blu per interno notte, verde per esterno notte, ma non è universale: cambia fra produzioni e fra software. L'unica regola che conta è che sia coerente dentro il progetto, perché il colore serve a vedere a colpo d'occhio se stai chiedendo di passare da un esterno notte a un interno giorno nello stesso turno.

Le pause e gli spostamenti hanno una striscia loro, che non è una scena ma mangia tempo esattamente come una scena. Chi non le mette nel piano si ritrova ogni sera con due ore di lavoro in più di quelle che aveva previsto.

Stimare quanto sta in una giornata

Il metodo tradizionale misura le scene in ottavi di pagina e assegna un monte pagine al giorno. Funziona su produzioni con un ritmo noto e reparti pieni.

Il conto realistico si fa a setup: quante posizioni di macchina si riescono a fare, tenendo conto che ogni riposizionamento di luci costa dai venti ai quaranta minuti. Una regola prudente è non più di dieci-dodici setup al giorno, meno se ci sono cambi di location, scene di movimento, bambini o animali.

Le due misure non si escludono: gli ottavi ti dicono quanto film hai girato, i setup ti dicono se la giornata sta in piedi.

I vincoli che comandano davvero

La disponibilità degli attori è quasi sempre il vincolo più rigido, soprattutto con interpreti che lavorano su più set. Le ore di luce sono il secondo: un esterno giorno in dicembre ha una finestra reale di sei ore, e non si allunga. Poi vengono i giorni concessi dalle location, con i loro orari e i vincoli di rumore; i cambi di trucco e costume che richiedono tempo fra una scena e l'altra; e le regole proprie di minori, animali e stunt.

Sul cast serve un secondo documento, che nella tradizione anglosassone si chiama Day Out of Days: una griglia con gli attori in riga e le giornate in colonna, che dice per ognuno qual è il primo giorno, quali lavora, quali è fermo ma va pagato, qual è l'ultimo. Serve a capire se stai tenendo un'attrice ferma tre giorni in mezzo per una scena sola, che è un costo che non vedi nel piano ma che paghi. Anche senza compilare il modulo, il ragionamento va fatto: per ogni attore, quante giornate di presenza e quanti buchi.

Il metodo, in ordine

  1. 1Raggruppa tutte le scene per location
  2. 2Dentro ogni location separa giorno e notte
  3. 3Ordina in modo da ridurre al minimo cambi luce e cambi costume
  4. 4Verifica per ogni giornata quali attori servono, poi rileggi il tutto per attore invece che per giornata
  5. 5Inserisci spostamenti e pause come righe vere, non come tempo implicito
  6. 6Aggiungi margine: la prima giornata di ogni location è sempre più lenta, e la prima settimana di riprese è sempre più lenta di quella che avevi in testa

Il piano di lavorazione non è una previsione: è la lista delle cose che hai deciso di non poter fare.

Il legame con ODG e budget

Il PDL non è un documento isolato. Da ogni giornata nasce un ordine del giorno, e dal numero di giornate nascono i costi di troupe, noleggi e location. Cambiare il piano significa cambiare il preventivo, ed è per questo che va tenuto in un posto solo: due versioni del piano in circolazione producono due preventivi diversi e due convocazioni diverse per la stessa persona.

Dove entra Riprea

In Riprea il piano di lavorazione è una pagina che sa già quasi tutto, perché i dati stanno negli altri moduli. Oltre alla tabella libera c'è una creazione guidata: dodici schermate che attraversano una giornata nell'ordine in cui la ragioni — data, inizio e fine, pausa o orario continuato, scene, ordine e spostamenti, cast, troupe, props, costumi, trucco, durata, note. Puoi fermarti a metà e riprendere dallo stesso passo.

Gli automatismi contano più della tabella. Quando scegli le scene, Riprea guarda i personaggi taggati in quelle scene, trova gli attori confermati per quei ruoli e te li propone già convocati. La troupe la suggerisce il modulo Troupe, con i confermati in cima. Props, costumi e trucco arrivano dai loro moduli. Gli indirizzi dalle location confermate. La convocazione del mattino è l'unione degli attori di tutte le scene della giornata, quindi non la scrivi: si calcola. Gli spostamenti si posizionano da soli in base all'orario di partenza.

Funziona anche all'indietro: se nello spoglio togli un personaggio da una scena, Riprea aggiorna quella scena nel piano, sistema la convocazione e propaga la correzione all'ordine del giorno, ai costumi e al trucco. Le giornate già chiuse non le tocca da sola: ti mostra cosa cambierebbe e aspetta che decida tu, perché quei fogli possono essere già circolati.

Come Riprea collega spoglio, casting, reparti, budget, piano di lavorazione e ordine del giorno, con gli screen dell'app.

Leggi come funziona Riprea

In breve

Un piano di lavorazione si giudica da una cosa sola: quante volte lo dovrai rifare. Se le scene, gli attori e gli elementi stanno in un posto solo, rifarlo costa un pomeriggio. Se stanno in sei file, costa una settimana e un errore.

Riprea è in Beta: 50 posti con tutte le funzioni del piano Team.

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